Nosferatu: analisi del film di Robert Eggers
Analizziamo il film di Robert Eggers candidato a quattro premi Oscar
Pop corn bucket a forma di sarcofago, una linea d’abbigliamento, un profumo in edizione limitata ed i vinili della colonna sonora, tutto marketing messo in vendita ben prima dell’uscita di Nosferatu. E, in questo caso, c’è bisogno di porre l’accento sul genere del film di cui stiamo parlando, perché un marketing così massiccio per un film horror non si vede spesso. Il marketing per Nosferatu (qui la nostra recensione) ha aiutato a creare, assieme alle interviste e le notizie che hanno preceduto l’uscita del film, una forte aspettativa per un genere che solitamente non richiama così tanti spettatori.
Nosferatu è pensato per un ampio target, un pubblico che solitamente non va al cinema per vedere un film horror, né tantomeno un remake di una pellicola del 1922. Il trattamento riservato al film di Robert Eggers somiglia molto alle tecniche utilizzate per alcuni blockbuster usciti negli ultimi anni come Dune, Barbie e Wicked.
Un ulteriore esempio è dato dall’iniziale scelta per i due protagonisti: Ellen doveva essere interpretata da Anya Taylor-Joy – conosciuta proprio grazie a personaggi simili ad Ellen – mentre Thomas doveva avere il volto di Harry Styles.
Fin dalle sue premesse, Nosferatu è un prodotto atipico, un film che ha fatto dell’estetica la sua battaglia. La regia è sublime, il suono è trattato come un personaggio che ha il potere di plasmare la storia, il montaggio è raffinato ed è grazie a queste qualità che Robert Eggers si riconferma essere un regista in cui nell’horror ha trovato la sua strada. Quel che delude di Nosferatu è l’incostanza, il non saper far progredire le tematiche che sono il fulcro del film.
**L’articolo contiene spoiler**
La costruzione del terrore – Nosferatu, l’analisi
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Nosferatu. Focus Features, Maiden Voyage Pictures, Studio 8, Birch Hill Road Entertainment, Bleat Post Production, Green Eyes Production, Maiden Voyage Pictures.
Il film sembra quasi essere diviso in due sia per la cura nella scrittura che nei generi a cui fanno riferimento. Nosferatu è profondamente citazionista; ma mentre nella seconda parte richiama alla memoria i film sulle possessioni demoniache, è nella che si ispira ampiamente al gotico, al Nosferatu di Murnau e ai vari remake che sono usciti nel tempo.
L’estetica di Nosferatu è ineccepibile. La fotografia argentata che richiama la pellicola, i colori desaturati, il seppia, le palette e la saturazione che cambiano quando la presenza del Conte è vicina. Il montaggio è elegante e la regia è sofisticata. Visivamente, Nosferatu è la sublimazione del linguaggio estetico. La perfetta rappresentazione del lavoro di Eggers è il viaggio che compie Thomas per raggiungere la dimora del Conte Orlok.
Il castello in lontananza in un’inquadratura che sembra un quadro, la carrozza che va a prendere Thomas nel mezzo del nulla e gli ululati in lontananza che accompagnano il nervosismo crescente dell’uomo. Ed è proprio la costruzione della tensione ad essere in primo piano durante tutto il film. Il Conte si vede per la prima volta solamente quando Thomas tenta di ucciderlo, prima di quel momento la sua ombra annunciava la sua presenza, le inquadrature fugaci che lasciano intravedere parti del suo corpo se non per le mani che, al contrario, sono ben visibili, ma il terrore lo creano due elementi ben distinti: il suono – con i sospiri che non si capisce da parte provengono, i rumori del castello scricchiolante, la voce rantolante del Conte – e la reazione di Thomas. Fin da quando si risveglia nel villaggio deserto, Thomas avverte che c’è qualcosa di strano. Ma la sua paura cresce e matura in presenza del Conte. Viviamo quei momenti con Thomas, la sua presa di coscienza e la sua paura che si trasformano in terrore in una semplice inquadratura. Prima c’è il volto spaventato di Thomas, la telecamera si gira verso il Conte e poi torniamo ad un Thomas quasi in lacrime, terrorizzato.
Thomas e il rifiuto del ruolo sociale – Nosferatu, l’analisi
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Nosferatu. Focus Features, Maiden Voyage Pictures, Studio 8, Birch Hill Road Entertainment, Bleat Post Production, Green Eyes Production, Maiden Voyage Pictures.
Il primo atto di Nosferatu è molto interessante e non solamente per l’estetica, ma soprattutto per le tematiche. I personaggi hanno tutti una propria caratterizzazione, una peculiarità che dovrebbe aggiungersi al fulcro del film, ma che viene in fretta abbandonata. Il caso più eclatante è dato da Ellen. Nella prima scena del film assistiamo ad un abuso ai danni della ragazza, un trauma che si porta fino alla fine. Ellen è una vittima di abusi il cui appetito sessuale sembra ricondursi ad una rielaborazione del trauma in cui è lei a prendere il controllo, a rivestire il ruolo di potere. In modo simile anche Thomas non rispecchia i classici ruoli di genere, le sue intenzioni dietro alle sue azioni (che al contrario rientrano dietro le aspettative sociali) sono tutte volte a non rispettare il ruolo che ci si aspetta dall’uomo di casa. Thomas sogna una promozione grazie alla quale potrà accrescere il suo potere sociale, acquistare una casa più grande, vivere come la loro coppia di facoltosi amici e ripagare il debito che ha contratto.
Nosferatu è un film gotico in cui al centro c’è la sessualità, l’erotismo, il desiderio sessuale. Quindi anche se Thomas sembra perfettamente rispecchiare le aspettative di genere – marito devoto, sensibile all’argomento soldi, intimorito dalla vita del suo amico e dall’avere un debito con lui – non rispecchia invece quello che concerne la vita sessuale. Mentre Ellen ha questo desiderio attivo, lui sfugge più volte dal talamo nuziale. Percorre miglia pur di star lontano da Ellen e dal suo amico che, al contrario di lui, trasuda mascolinità: ha una moglie incinta, già due figlie, un buon lavoro e una casa bellissima.
Una volta arrivato al castello, Thomas diventa lui stesso una vittima di abusi. L’uomo viene assalito dal Conte durante la notte e quando si risveglia si sente confuso, senza memoria e dolorante. Ellen percorre un percorso simile, ma spezzato a metà. Da vittima che tenta di ribaltare le dinamiche di potere, Ellen diventa un personaggio passivo, un vero e proprio agnello sacrificale.
Isteria e medicina ottocentesca – Nosferatu, l’analisi
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Nosferatu. Focus Features, Maiden Voyage Pictures, Studio 8, Birch Hill Road Entertainment, Bleat Post Production, Green Eyes Production, Maiden Voyage Pictures.
Nel momento in cui si dovrebbe iniziare ad approfondire le tematiche accennate nel primo atto, Eggers sceglie al contrario di abbracciare il realismo e di non ampliare nessun argomento. È il caso dell’introduzione del dottor Von Franz che dovrebbe rappresentare le contraddizioni della medicina ottocentesca e degli studi superficiali che venivano condotti del corpo e della psiche femminile, ricerche che erano fortemente soggette a bias e a pregiudizi di genere.
La condizione mentale di Ellen e il suo desiderio vengono in fretta bollate come isteria. L’isteria era considerata una malattia che riassumeva molti dei comportamenti considerati bizzarri in una donna: parlare troppo, essere troppo teatrale, l’essere arrabbiata, infantile, etc. Alcuni disturbi come l’epilessia – di cui Ellen soffre – erano considerati dei sintomi dell’isteria. La medicina del 1800 sul corpo femminile presenta molte contraddizioni: se da una parte non si studiavano i corpi femminili, si tendeva a dar credito agli stereotipi di genere e al non svolgere esami accurati ed invadenti sulle donne per decoro, nell’Ottocento si inizia a consolidare l’idea – già teorizzata da Ippocrate – che il piacere femminile potesse essere considerato il rimedio e la cura a diversi disturbi e malanni, specialmente se neurologici.
Sebbene Nosferatu voglia riprendere quell’eroticità tipica anche di Dracula e farne una questione di genere, non approfondisce questi temi che sono appena accennati preferendo un finale piatto, poco interessante e scontato.
L’intervento del dottor Von Franz, medico esiliato per il suo interesse al misticismo, sembra voler prendere la strada della critica sociale al modo in cui le donne non venivano davvero curate, ma bollate come isteriche ed esiliate o – come capita ad Ellen – legate ad un letto. Invece, anche in questo caso, le intenzioni iniziali si perdono in fretta e Von Franz veste i panni di un dottore eccentrico le cui conoscenze sono semplicemente utili alla trama. Questa superficialità improvvisa nella scrittura va ai danni di Ellen che, allo stesso tempo, è il fulcro della storia, ma anche il personaggio più passivo.
Ellen: da protagonista attiva ad agnello sacrificale – Nosferatu, l’analisi
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Nosferatu. Focus Features, Maiden Voyage Pictures, Studio 8, Birch Hill Road Entertainment, Bleat Post Production, Green Eyes Production, Maiden Voyage Pictures.
Il preambolo in cui Ellen è sessualmente attiva, in cui rielabora l’abuso dipingendo se stessa non più come vittima, ma come una parte attiva, in cui è un monito per Thomas, ma per la società stessa finisce presto. Ellen, sebbene assieme ad Orlok sia la vera protagonista, viene messa da parte se non per farle rappresentare le citazioni ai film sulle possessioni demoniache. Tutte le anticipazioni sull’isteria, sull’ignorare i consigli se provengono da personaggi femminili – le bambine Harding avvertono già dalle prime battute dell’arrivo del mostro, Ellen non vuole che Thomas parta, Anna non crede che Ellen sia semplicemente isterica -, sul non seguire le convenzioni sociali si perdono già nel secondo atto per essere completamente assenti sul finale che sceglie di essere scontato e di rilegare Ellen ad uno dei ruoli più passivi che ci si possa aspettare dalla protagonista: l’essere sacrificata per il bene comune senza troppi giri di parole.
In conclusione – Nosferatu, l’analisi
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Nosferatu. Focus Features, Maiden Voyage Pictures, Studio 8, Birch Hill Road Entertainment, Bleat Post Production, Green Eyes Production, Maiden Voyage Pictures.
Quel che manca in Nosferatu è la profondità, la consapevolezza che era ad un passo dall’essere molto altro. Un mancato pregio è anche aver completamente ignorato le caratteristiche dell’espressionismo che potevano essere rielaborate in un film uscito cento anni dopo. L’espressionismo ha caratteristiche molto interessanti, intrinsecamente legate all’epoca in cui è nato ma che possono benissimo essere rielaborate: la nascita della psicanalisi, la scelta artistica di rigettare il realismo a favore dell’immaginario, la psiche come riflesso di ciò che viviamo e vediamo. Al contrario, Eggers sceglie la strada più realistica. Alla fine il Conte è legato alla peste che ha devastato l’Europa. Anche il suo aspetto, che vediamo per intero alla luce del sole nel finale, con le sue pustole, l’aspetto malato è molto lontano dall’idea del vampiro che rappresenta l’abietto, ma è molto vicino ad un’idea realistica dell’orrore.
Il marketing creato ad hoc, le aspettative che sono state create negli anni hanno permesso al più vasto pubblico di riversarsi in sala per vedere un film che non è solamente dell’orrore, ma la cui chiave di lettura primaria è il gotico, un sottogenere ancora più di nicchia. Nosferatu in questo ha fatto un lavoro eccelso, così come ci ha regalato uno dei lungometraggi esteticamente più belli degli ultimi anni riuscendo ad incanalare la bellezza del cinema in ogni frame. Peccato che l’estetica non vada di pari passo con la scrittura, ma a ragion ragione sono davvero curiosa di vedere la direction’s cut che verrà proposta per l’home video.