Cobra Kai 6: recensione della prima parte della stagione conclusiva

In attesa del gran finale Cobra Kai torna su Netflix con i primi cinque episodi della sesta e ultima stagione, riconfermando la formula vincente delle annate precedenti

Dal 18 luglio arrivano su Netflix i primi cinque episodi della sesta e ultima stagione di Cobra Kai 6. Una serie, quella ideata da Hayden Schlossberg e Jon Hurwitz, che ormai non ha più bisogno di presentazioni, capace com’è stata in questi anni di trasformare un divertissement nostalgico in un vero e proprio teen drama di successo. Una formula vincente fatta di continui colpi di scena, combattimenti e rivelazioni col tempo diventata un vero e proprio marchio di fabbrica. Nel bene e nel male.

Nata nel 2018 e trasmessa per la prima volta su Youtube Cobra Kai – i cui diritti sono stati comprati da Netflix nel 2020 – in questi anni è diventata molto più di un semplice sequel del cult anni ottanta Karate Kid. Al di là dei personaggi del film e degli infiniti cammei legati alla saga originale sono infatti le dinamiche da teen drama e i rapporti tra personaggi vecchi e nuovi ad aver garantito un successo così longevo e inaspettato alla serie, confermandosi centrali anche in questa stagione conclusiva.

Indice:

Trama – Cobra Kai 6 recensione

Regna finalmente la pace nella Valley? Dopo l’arresto del mefistofelico Silver e il conseguente smantellamento del Cobra Kai, tutto lascerebbe supporre di sì. Daniel (Ralph Macchio) e Johnny (William Zabka) sembrano aver appianato le loro divergenze (o, almeno, la maggior parte), decidendo di unire ufficialmente i loro due dojo, mentre la rivalità tra Sam (Mary Mouser) e Thory (Peyton List) sembra ormai acqua passata. Ma con Kreese (Martin Kove) nuovamente a piede libero e appoggiato dal suo vecchissimo sensei, il maestro coreano Kim, è solo questione di tempo prima che la situazione precipiti ancora una volta.

Come se non bastasse, il Sekai Taikai – il più prestigioso ed esclusivo torneo di karate al mondo – è alle porte e il Miyagi-Do Karate deve scegliere, non senza difficoltà, quali dei suoi allievi mandare come combattenti ufficiali. Nel frattempo, delle rivelazioni sul passato di Miyagi sconvolgono Daniel mettendo in discussione tutto ciò che sapeva sul suo maestro e la sua stessa filosofia di vita. Riuscirà a ritrovare il giusto equilibrio prima dell’inizio del torneo?

Cobra Kai 6 recensione

Cobra Kai. Overbrook Entertainment

Un mix letale

Chi poteva immaginare che un’idea tanto divertente quanto elementare (ci aveva visto lungo il Barney Stinson di How I Met Your Mother) come quella alla base di Cobra Kai avrebbe dato vita a un’epopea lunga ben sei stagioni? Eppure la chiave del successo della serie sequel di Katare Kid, nata nel 2018 per mano di Hayden Schlossberg e Jon Hurwitz, era già tutta nella prima messa a punto di quell’idea: un mix letale di nostalgia eighties, arti marziali e teen drama capace di protrarre la vicenda di Johnny Lawrence, Daniel LaRusso e compagni ben oltre qualsiasi più rosea previsione.

Adattando sfacciatamente meccanismi da soap opera al più classico dei canovacci dei film di kung fu (la lotta tra scuole rivali), sin dalla seconda stagione è diventato chiaro infatti come la serie avrebbe potuto trasformarsi in una vera e propria saga fatta di situazioni ricorrenti, colpi segreti, eterni rivali e amori adolescenziali, sullo sfondo di una lotta senza quartiere tra Bene e Male o, se vogliamo, tra Lato Chiaro e Lato Oscuro della Forza.

Cobra Kai 6 recensione

Cobra Kai. Overbrook Entertainment

Variazioni sul tema

Una formula ben rodata da cui non sembra allontanarsi troppo nemmeno la prima parte di questo Cobra Kai 6 che, consapevole di essere ormai arrivato all’ultima stagione, decide di giocare tutte le carte del suo mazzo, diventando quasi la summa di tutte le annate precedenti, tra (molte) vecchie conoscenze e (poche e appena abbozzate) new entry, intramontabili rivalità e immancabili cambi di fazione. Il tutto con il consueto tono ironico e leggero, rispettoso della materia originale ma dissacrante quanto basta per non prendersi mai (troppo) sul serio.

L’ennesima variazione su un tema oramai risaputo, quindi, che però non rinuncia comunque a qualche colpo di scena. Piccoli terremoti emotivi in grado di generare nuovi attriti e nuovi cambi di rotta e prospettiva, prima del gran finale. Un finale che si annuncia per certi versi prevedibile ma che non può che consumarsi sul tatami di un torneo come il Sekai Taikai, unico terreno possibile per una lotta all’ultimo colpo che ci accompagna ormai da anni.

Cobra Kai 6 recensione

Cobra Kai. Overbrook Entertainment

Il miglior legacy sequel possibile (?)

E se è vero che arrivati a questo punto certi schemi possono apparire ormai fin troppo prevedibili, è anche vero che la forza di Cobra Kai 6 sembra risiedere proprio in questa sua prevedibilità, in questo suo essere costantemente in bilico tra un passato rievocato continuamente (i flashback tratti dalla trilogia di Katare Kid, il mare di riferimenti alla cultura pop anni ottanta di Johnny, la nostalgia di Daniel per Miyagi e i suoi insegnamenti) e un presente fatto di combattimenti sempre più elaborati (le sequenze in Corea), amicizie tradite e rivelazioni.

Perfettamente in linea con ciò che l’ha preceduta e capace di sopperire una sempre più evidente e fisiologica mancanza di idee (le infinite tensioni e incomprensioni tra i protagonisti, i continui e improbabili ritorni di Kreese) con una leggerezza e un’immediatezza contagiose, Cobra Kai 6 si preannuncia così, tra difetti e conferme, come la stagione finale più coerente che ci si potesse aspettare. La conclusione ideale di un legacy sequel capace di omaggiare e rievocare un intero mondo senza perdersi in una nostalgia fine a se stessa.

Cobra Kai

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • La prima metà di questa stagione finale riconferma la formula vincente delle annate precedenti, mischiando sapientemente combattimenti, colpi di scena e teen drama senza indugiare troppo nell'effetto nostalgia

Lati negativi

  • Gli schemi su cui si poggia la serie possono risultare fin troppo prevedibili, tradendo una mancanza di idee ormai fisiologica

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *