The Bondsman: recensione della nuova serie con Kevin Bacon

Kevin Bacon torna al piccolo schermo con una action comedy soprannaturale bizzarra e insolita ma non abbastanza originale da essere memorabile

Dal 3 aprile è disponibile su Prime Video la prima stagione di The Bondsman, la horror comedy creata da Grainger David e interpretata da Kevin Bacon. Una serie soprannaturale che, tra cacciatori di demoni, musica country e dissidi famigliari, tenta di aggiornare ai nostri tempi un filone ben nutrito, con esiti altalenanti. Nella storia di Hub Halloran, cacciatore di taglie riportato in vita dal Diavolo per dare la caccia ai demoni fuggiti dall’Inferno, c’è infatti lo stesso approccio alla materia di titoli come Supernatural e Preacher, senza però quel qualcosa in più in grado di renderla davvero memorabile.

Prodotta dalla Blumhouse Television di Jason Blum e dallo stesso Bacon, che torna davanti alla macchina da presa a tre anni da City on a Hill e dalla comparsata nello speciale natalizio de I Guardani della Galassia, The Bondsman si dimostra così una serie senza dubbio divertente ma incapace di creare un mondo orrorifico realmente interessante e originale.

Indice:

Trama – The Bondsman recensione

Hub Halloran è un cacciatore di taglie che ha visto tempi migliori. Vive nel garage della madre Kitty (Beth Grant), ha un figlio, Cade (Maxwell Jenkins), che vorrebbe seguire le sue orme di (ormai ex) cantante e una ex moglie, Maryanne (Jennifer Nettles), ora fidanzata con il poco di buono Lucky (Damon Herriman). Le cose prendono una piega decisamente imprevista, però, quando Hub viene ucciso da dei criminali solo per poi risvegliarsi vivo e vegeto qualche ora dopo. Sarà la misteriosa Midge (Jolene Purdy), rappresentante della fantomatica “Pentola d’oro”, a spiegargli che, viste le sue abilità, è stato riportato in vita dal Diavolo in persona per dare la caccia ai demoni fuggiti dall’Inferno.

Sarà l’inizio della nuova carriera di Hub come cacciatore di demoni. Un compito tutt’altro che facile, complicato dai problemi personali del nostro eroe e da oscuri segnali di un’Apocalisse forse imminente. Riuscirà Hub, aiutato dall’inseparabile madre, a trovare un modo per non finire all’Inferno a lavoro ultimato? Ma, soprattutto, che cosa ha fatto di così terribile in passato per meritarsi la dannazione eterna?

The Bondsman recensione

The Bondsman. Blumhouse Television

Un’idea “diabolica”

“Immagina l’Inferno come una prigione in cui ogni tanto i detenuti evadono”, spiega, con candida leggerezza, il supervisore Midge a un incredulo Hub. È effettivamente un’idea elementare quanto potenzialmente affascinante, quella alla base di The Bondsman. Un procedurale con i demoni al posto dei criminali e un cacciatore di taglie in missione niente meno che per conto del Diavolo che richiama alla mente, per tematiche, estetica e mix di generi, decine di altri titoli, tra cinema, serie e fumetti.

Non si può certo dire sia l’originalità, del resto, il punto forte di una serie che pare frullare assieme tutti gli esempi più celebri del genere, da Reaper – In missione per il Diavolo a Supernatural, da Preacher ad Ash vs Evil Dead (occhio alla motosega!). Titoli capaci di contaminare l’horror con la commedia e il soprannaturale con l’action, dando vita, a volte, a veri e propri cult transmediali e placando la sete di fan e appassionati con una bella dose di ironia, violenza e orrori di ogni tipo.

The Bondsman recensione

The Bondsman. Blumhouse Television

Variazioni più o meno riuscite

Nel bizzarro calvario di Hub Halloran, morto e risorto per catturare demoni e per impedire, forse, l’Apocalisse in una Georgia fatta di musica country, redneck e bandiere a stelle e strisce sembrano infatti esserci tutti gli elementi per fare della serie una variante originale dei titoli che l’hanno preceduta. Eppure, benché la vicenda – complici otto episodi dalla durata contenuta – resti tutto sommato coinvolgente e divertente, manca qualcosa a The Bondsman per dirsi pienamente riuscita.

Lontana tanto dal citazionismo pop e nostalgico di titoli simili quanto da un interesse autentico ad approfondire la propria mitologia (solo per poi decidersi ad ampliarla negli ultimi due episodi), la serie sembra infatti essere troppo schematica ed elementare per un pubblico diverso da quello generalista. Incapace, da una parte, di rendere almeno coerente e affascinante il suo pantheon demoniaco, dall’altra, di approfondire i tratti più paradossali ed esilaranti di un Inferno che funziona come uno schema piramidale e che comunica tramite fax, venditori porta a porta e segreterie telefoniche.

The Bondsman recensione

The Bondsman. Blumhouse Television

Bacon uber alles

E se il tono da commedia funziona – senza comunque mai avvicinarsi alle punte di nonsense o grottesco di prodotti come Ash vs Evild Dead e Preacherè proprio la parte horror a risultare più prevedibile. Non del tutto in grado, nonostante momenti splatter ragguardevoli, di andare al di là di un’estetica abusata (la CGI da serial anni zero dei demoni) e di situazioni già viste, tanto nella sua parte “realistica” quanto in quella soprannaturale.

Una prevedibilità di fondo bilanciata però da un protagonista ben caratterizzato e interpretato al meglio da un Kevin Bacon capace, come la serie da lui stesso prodotta, di non pendersi mai troppo sul serio. Sta qui, in fondo, il principale pregio di The Bondsman, la sua capacità di bilanciare toni e generi differenti con apparente facilità. Un’abilità non scontata cui avrebbe giovato qualcosa in più di una storia di demoni fin troppo prevedibile e lineare per poter entrare a pieno titolo nel nostro immaginario seriale.

The Bondsman

Voto - 6

6

Lati positivi

  • La serie mischia con facilità toni e generi differenti riuscendo a essere divertente
  • Kevin Bacon ce la mette tutta e il suo personaggio funziona

Lati negativi

  • The Bondsman resta un'operazione decisamente derivativa e senza particolari guizzi inventivi
  • La scarsa originalità delle situazioni e della mitologia demoniaca messa in scena è evidente

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