The Shrouds: la recensione del film di David Cronenberg

La nostra recensione di The Shrouds, il nuovo film di David Cronenberg che esplora il tema del lutto

The Shrouds è il nuovo film di David Cronenberg al cinema da giovedì 3 aprile a tre anni di distanza da Crimes of the Future, di cui trovate qui la nostra recensione. L’opera propone una premessa affascinante che, purtroppo, non riesce a svilupparsi in un’esperienza cinematografica coinvolgente. Il film ci presenta un’idea intrigante sul lutto e la tecnologia ma fallisce nel mantenere l’interesse dello spettatore disperdendosi in una narrazione prevedibile che non sfrutta appieno il potenziale del suo concept originale. La storia ruota attorno a Karsh (Vincent Cassel) che, dopo aver perso la moglie Becca (Diane Kruger) quattro anni prima, crea una tecnologia rivoluzionaria chiamata GraveTech. Questa innovazione consiste in sudari speciali dotati di videocamere che permettono ai familiari di osservare i propri cari defunti attraverso dispositivi elettronici. Per Karsh questa tecnologia rappresenta un modo per non lasciar andare Becca, potendola osservare in ogni momento anche dopo la morte. La trama si complica quando Karsh nota strane anomalie nelle ossa di Becca, che sembrano mutare sottoterra.

Come ci ha spiegato lo stesso David Cronenberg cui abbiamo fatto una domanda nel corso della conferenza stampa di presentazione di The Shrouds, l’idea del film e l’ispirazione sono arrivati da una vicenda personale. “Sono stato sposato 43 anni e mia moglie se n’è andata nel 2017. A quel punto pensavo che non sarei mai più stato in grado di fare più film proprio perché mia moglie era veramente, estremamente presente nella mia vita, parte integrante del mio cinema, della mia cinematografia. Poi però ho cominciato a percepire e a sentire che dovevo in qualche maniera affrontare la questione del lutto, della morte e dell’amore. E quindi ho cominciato a scrivere questa sceneggiatura, che prendeva lo spunto dalla morte di mia moglie. Quando cominci a scrivere una sceneggiatura, proprio nel momento in cui ti accingi a farlo, la sceneggiatura non è più realtà e diventa finzione perché i personaggi che crei prendono forma, diventano vivi e sono loro che ti dettano chi sono e cosa vogliono fare. Quindi non c’è più la realtà, sebbene lo spunto fosse un fatto reale. Non è un’autobiografia, ma semplicemente una storia di finzione”.

Indice:

Un’esplorazione del lutto che non mantiene le promesse – The Shrouds recensione

Il regista cerca di creare un’atmosfera di mistero intorno a questo fenomeno, ma la costruzione della tensione risulta inefficace. Ci troviamo davanti a un potenziale racconto di body horror à la Cronenberg che non trova mai il coraggio di sbocciare completamente, lasciando lo spettatore nell’attesa di un climax che non arriverà mai con la forza necessaria. Contemporaneamente, il cimitero GraveTech subisce un attacco informatico, apparentemente opera di ecoterroristi islandesi. Il cognato Maury (interpretato da un convincente Guy Pearce) e Terry (ancora Diane Kruger in un doppio ruolo come sorella gemella della defunta), sospettano invece un coinvolgimento di potenze straniere interessate alla tecnologia GraveTech. Questa sottotrama legata allo spionaggio internazionale risulta posticcia e mal integrata con il nucleo emotivo del film, quasi come se appartenesse a una pellicola diversa. Vincent Cassel offre una performance credibile nei panni di un uomo consumato dal dolore, ma il suo personaggio manca di profondità e sfumature.

Nonostante i suoi sforzi, Karsh resta un protagonista monodimensionale, che fatica a evolversi veramente. La sua ossessione per la moglie defunta potrebbe essere un terreno fertile per esplorare le dinamiche del lutto patologico, ma The Shrouds si limita solo a sfiorare la superficie di queste tematiche. Diane Kruger brilla in un doppio ruolo, interpretando sia la sensuale ed ipnotica Becca nelle scene oniriche, sia la sorella gemella Terry, distinta solo per carattere e acconciatura. L’attrice dimostra una notevole versatilità, ma il copione non le offre abbastanza materiale per rendere i due personaggi veramente memorabili. Il dualismo Becca/Terry avrebbe potuto essere un elemento centrale e affascinante, ma viene sfruttato solo superficialmente, quasi come un espediente narrativo senza una vera giustificazione tematica. Guy Pearce nei panni di Maury porta sullo schermo una presenza convincente, ma anche il suo personaggio resta poco sviluppato, confinato al ruolo di catalizzatore di eventi piuttosto che di individuo con una propria evoluzione narrativa. La sua relazione con Karsh, potenzialmente ricca di sfumature, viene lasciata in secondo piano, privando il film di un’interessante dinamica interpersonale.

the shrouds recensione

SBS Productions, Prospero Pictures, Saint Laurent Productions

Una grande cura formale che non trova corrispondenza nella sostanza narrativa

Dal punto di vista visivo, The Shrouds presenta una fotografia curata che gioca con le ombre e le tonalità fredde per rappresentare il mondo emotivamente asettico in cui vive Karsh. Gli ambienti sterili della GraveTech contrastano con i flashback più caldi e vibranti della vita con Becca, creando un dualismo visivo che rappresenta uno dei pochi punti di forza del film. Le scene ambientate nel cimitero tecnologico sono realizzate con un’attenzione ai dettagli che riflette l’ossessione maniacale del protagonista. Tuttavia, questa cura formale non trova corrispondenza nella sostanza narrativa, risultando in un’estetica che, per quanto raffinata, serve una storia che non riesce a decollare. La colonna sonora, composta da note cupe e dissonanti, cerca di amplificare il senso di inquietudine che permea il film, ma finisce per sottolineare eccessivamente momenti che avrebbero potuto beneficiare di un approccio più sottile.

Il film tenta di esplorare temi profondi come il lutto, l’ossessione, il rapporto tra tecnologia e morte, e le implicazioni etiche del rifiuto di lasciar andare i propri cari. Purtroppo, queste potenzialità tematiche non vengono sfruttate adeguatamente, rimanendo appena accennate invece di essere sviluppate in modo articolato. La tecnologia GraveTech rappresenta una metafora interessante del nostro rapporto sempre più mediato con la morte nell’era digitale. In un’epoca in cui i profili social dei defunti continuano a esistere come “fantasmi digitali”, l’idea di poter osservare i propri cari decomporsi attraverso uno schermo tocca corde profonde della sensibilità contemporanea. Tuttavia, il film non riesce a sviluppare queste riflessioni in modo significativo, limitandosi a utilizzare la tecnologia come espediente narrativo piuttosto che come veicolo di una critica sociale o di una riflessione esistenziale.

Un’opportunità mancata nel panorama del cinema contemporaneo – The Shrouds recensione

Nel corso della visione di The Shrouds ci si accorge che il tema del lutto patologico, centrale nella caratterizzazione di Karsh, viene trattato in modo superficiale. Il protagonista utilizza la tecnologia per prolungare artificialmente il suo legame con la moglie defunta, in una forma estrema di negazione della perdita. Questo aspetto avrebbe potuto essere esplorato con maggiore profondità psicologica, ma viene invece diluito in una trama che insegue troppi obiettivi contemporaneamente. La narrazione procede a un ritmo lento e prevedibile, rendendo difficile mantenere l’interesse nel corso dei minuti. Le svolte della trama, che potrebbero essere sorprendenti data la premessa, risultano invece telefonate e prive di tensione. Il film sembra promettere continuamente rivelazioni scioccanti che non arrivano mai, creando un senso di frustrazione nello spettatore. La struttura in tre atti è convenzionale e priva di sorprese, con un primo atto che si prende troppo tempo per stabilire le premesse, un secondo che gira a vuoto senza una vera progressione, e un terzo che cerca disperatamente di legare tutti i fili narrativi in un climax che risulta forzato e insoddisfacente.

I dialoghi, spesso verbosi e artificiali, non aiutano a mantenere vivo l’interesse. I personaggi sembrano parlare più per esporre concetti al pubblico che per interagire autenticamente tra loro, risultando in scambi che suonano innaturali e che rallentano ulteriormente il già flemmatico ritmo del film. Il finale cerca di offrire una risoluzione che unisca gli elementi di thriller tecnologico e dramma psicologico, ma risulta poco convincente. Le rivelazioni dell’ultimo atto appaiono arbitrarie, come se il regista avesse improvvisamente sentito la necessità di giustificare le stranezze precedenti senza averle realmente pianificate. La conclusione emotiva del viaggio di Karsh manca di catarsi e di una vera evoluzione del personaggio. Dopo aver assistito alla sua ossessione per quasi due ore, ci si aspetterebbe una trasformazione significativa o una presa di coscienza profonda, ma il film si accontenta di un epilogo che non aggiunge nulla di sostanziale alla comprensione del protagonista o dei temi trattati.

Conclusioni – The Shrouds recensione

The Shrouds si inserisce in un filone di opere cinematografiche contemporanee che esplorano il rapporto tra tecnologia e condizione umana, ma lo fa in modo meno incisivo e originale rispetto ad altri titoli recenti. Film come Her di Spike Jonze o Black Mirror: Be Right Back hanno affrontato tematiche simili con maggiore profondità e inventiva, lasciando The Shrouds nell’ombra di confronti inevitabili che non giocano a suo favore. Nel panorama della filmografia di Cronenberg, questa pellicola rappresenta un passo indietro rispetto ai suoi lavori più celebri e innovativi. Manca quella fusione di orrore corporeo e critica sociale che ha reso il regista un autore di culto, sostituita da un approccio più convenzionale che non riesce a distinguersi né per audacia né per esecuzione. Nonostante, quindi, le promettenti premesse e un cast di talento, The Shrouds non riesce a decollare. La storia, potenzialmente avvincente, si rivela scontata, prevedibile e, purtroppo, noiosa.

The Shrouds avrebbe potuto dire molto sul nostro rapporto con la morte e la tecnologia, ma che finisce per non dire quasi nulla di memorabile. Per gli appassionati di Cronenberg potrebbe rappresentare una curiosità, ma difficilmente entrerà nel novero delle sue opere significative. The Shrouds rimane, ironicamente, avvolto nel proprio sudario, incapace di emergere come opera viva e pulsante nel panorama cinematografico contemporaneo. Rimane comunque un’opera interessante per gli appassionati del regista, pur con i suoi evidenti limiti. Al cinema dal 3 aprile, trovate qui il trailer di The Shrouds.

the shrouds recensione

SBS Productions, Prospero Pictures, Saint Laurent Productions

The Shrouds

Voto - 6

6

Lati positivi

  • La regia e la cura estetica e formale
  • La prova del cast

Lati negativi

  • Tematiche che rimangono in superficie e poco sviluppo psicologico dei personaggi

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